“GESÙ CRISTO È LO STESSO IERI, OGGI, E IN ETERNO!” (EBREI  13:8)

 

LETTERA CIRCOLARE N° 51

 

SETTEMBRE 2009

 

“Così, ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor. 4:1).

Sì, Paolo, dici bene: “Così, ognuno ci consideri…”, ma cosa ne è se quasi tutti ci considerano apostoli e dottori nominati da sé stessi? Così accadde anche a lui (2 Cor. 6:8), ma ciò non cambia nulla ad una chiamata divina né ad un mandato divino. Nonostante ciò che pensa e dice la gente, Paolo scrive ancora: “Del resto, quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele” (1 Cor. 4:2).

Dobbiamo considerare l’inizio del tempo della grazia per sapere le cose che devono accadere fino alla fine e il modo in cui avvengono. La Parola di Dio venne rivolta a Giovanni il Battista (Luca 3:2); questi sapeva cosa erano la sua chiamata e il suo ministero. Egli era il precursore promesso mandato da Dio (Is. 40:3; Mal. 3:1), affinché tutti venissero alla fede per mezzo di lui (Giov. 1:6-7). Anche Pietro sapeva a che scopo Dio l’aveva chiamato (Mat. 4:18-20) ed eletto (Atti 15:7). Il Signore gli aveva perfino detto: “Io ti darò le chiavi del regno dei cieli!” (Mat. 16:19). Quando, a Pentecoste, Pietro si levò in piedi predicando il ravvedimento e il battesimo nel Nome del Signore Gesù Cristo, stabilì l’unico modello valido per tutta la Chiesa neotestamentaria.

Paolo ricevette una chiamata con voce udibile dal Signore risorto e seppe pure qual era il suo ministero (Atti 9:15; Atti 22:6-21). Questo lo riconosciamo già dal modo in cui si presenta in ognuna delle sue 13 epistole. Il suo compito era di esporre l’intero Consiglio di Dio alla Chiesa neotestamentaria (Atti cap. 20). Paolo testimonia di aver udito alla sua chiamata la Voce del Signore nella sua madrelingua ebraica che gli disse: “… liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla podestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:17-18). Come ognuno che ha ricevuto una chiamata divina lo sa, anche Paolo sapeva quel che il Signore gli aveva destinato secondo il Suo piano di salvezza, e lo eseguì.

Riguardo a Noè sta scritto: “Noè fece così; fece tutto quello che Dio gli aveva comandato” (Gen. 6:22). Possiamo percorrere tutto l’Antico Testamento: Abrahamo, Mosè, Giosuè, Elia, Eliseo, Davide, Salomone e tutti gli altri fecero esattamente quel che il Signore aveva loro ordinato.

Anche di Mosè sta scritto che “fece così; fece interamente come l’Eterno gli aveva ordinato” (Es. 40:16). Poi vengono dati i dettagli dei lavori da eseguire a cui Mosè si attenne “come l’Eterno aveva ordinato a Mosè”. Oltre a ciò ci viene riferito anche della collaborazione tra lui quale profeta incaricato e coloro che furono posti al suo fianco: “I figli d’Israele eseguirono tutto il lavoro, come il Signore aveva ordinato a Mosè. — E Mosè vide tutto il lavoro; ed ecco, essi lo avevano eseguito come il Signore aveva ordinato; lo avevano eseguito a quel modo. E Mosè li benedisse (Es. 39:42-43). Ecco come deve essere ancora oggi una vera collaborazione tra i veri servitori di Dio!

Nella predicazione «Doing God a service without His will» — «Rendere un servizio a Dio fuori della Sua volontà» del 18 luglio 1965 il fratello Branham parla di coloro che, senza aver una chiamata o un mandato, pensano di rendere un servizio a Dio. Sono il vero e proprio ostacolo nella Chiesa e nel Regno di Dio, perché non si attengono ai Suoi ordini e alle Sue direttive.

In Ebrei 3:5-6 sta scritto: “Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato, ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo”.

Riguardo ad Elia, viene particolarmente messo in risalto: “E sull’ora in cui si offriva l’oblazione, il profeta Elia si avvicinò e disse: «O Eterno, Dio d’Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, fa’ che oggi si conosca che tu sei Dio in Israele, che io sono tuo servo, e che ho fatte tutte queste cose per ordine tuo»” (1 Re 18:36).

Il fratello Branham poteva appellarsi a quanto gli era stato detto dal messaggero celeste il 7 maggio 1946 ed eseguì il compito come gli era stato comandato. Per mezzo del suo incomparabile ministero profetico, si adempiva la storia divina della salvezza nel tempo della fine (Mal. 4:5-6; Mat. 17:11; Marco 9:12 e altri). Ecco le parole che risuonarono dal Cielo l’11 giugno 1933 sulla riva del fiume Ohio: «Come Giovanni Battista fu inviato prima della prima venuta di Cristo, così il Messaggio che ti è stato affidato sarà un precursore della seconda venuta di Cristo».

Il Signore aspetta da ogni vero servitore di Dio che questi esegua i Suoi ordini così come Egli li ha dati. Per questo motivo viaggio ancora regolarmente in tutto il mondo e predico la Parola come Egli me l’ha detto 47 anni fa: «Io ti manderò in altre città a predicare la Mia Parola». Dio ricompensa la fedeltà, la fedeltà alla Parola, la fedeltà all’incarico. Anche la distribuzione del Cibo spirituale quale proseguimento del ministero che era stato affidato al fratello Branham fa parte di questo.

In Matteo 24:45 il Signore stesso, in rapporto con il tempo prima del Suo ritorno quale Sposo, disse: “Qual è mai il servitore fedele e prudente che il padrone abbia costituito sui domestici per dar loro il vitto a suo tempo?”. Anche questa parola doveva adempiersi. Il Cibo spirituale, la Parola rivelata, deve essere distribuito. Per questo motivo, da tutti i fratelli che adesso in questa ultima epoca della Chiesa distribuiscono il Cibo spirituale e sono direttamente partecipi dell’incarico, Egli aspetta l’esatta esecuzione, una piena armonia con la Parola rivelata e una collaborazione armoniosa gli uni con gli altri. Soltanto così possono realizzarsi l’unità dei credenti e la piena restaurazione, che debbono avvenire prima che il Signore Gesù possa ritornare (Atti 3:20-21).

Però, se tutto nella Chiesa deve diventare come era nel principio, allora ciò vale anche per i ministeri nelle chiese locali. Dei fratelli hanno intrapreso dei viaggi in altri Paesi senza aver ricevuto alcun incarico e hanno esposto la loro propria versione, provocando un grande caos. Nella chiesa di Antiochia c’erano allora perfino dei profeti e dei dottori; però, mentre celebravano il culto, pregavano e digiunavano, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Questo era COSÌ DICE IL SIGNORE e Dio era con loro. Tutti i fratelli nelle chiese locali dovrebbero rimanere là dove sono a meno che il Signore stesso pronunci una chiamata e dia una missione.

In Matteo 11:7-19 Gesù spiega dettagliatamente il ministero di Giovanni il Battista e chiede: “Ma perché andaste? Per vedere un profeta? Sì, vi dico e uno più che profeta (Mat. 11:9). Il Signore ci mostra l’adempimento di questo ministero di Malachia 3:1 e dice: “In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista; però, il minimo nel regno dei cieli è maggiore di lui (v. 11) — dunque più che un profeta, ma non più che ogni altro credente. Tutti i profeti hanno annunciato la venuta del Messia, il precursore L’ha presentato e, per mezzo del suo ministero, ha gettato il ponte tra quel che i profeti nell’Antico Testamento avevano profetizzato e il Nuovo Testamento (Luca 16:16). Giovanni il Battista ha annunciato il Regno dei cieli (Mat. cap. 3) e, il giorno di Pentecoste, tramite la discesa dello Spirito Santo, i primi credenti sono entrati nel Regno di Dio.

Allo stesso modo come Giovanni il Battista, come Pietro e Paolo, anche il fratello Branham, malgrado il suo ministero eccezionale, era un uomo come noi. Riguardo ad Elia sta scritto: “Elia era un uomo sottoposto alle stesse passioni che noi, e pregò ardentemente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia…” (Giac. 5:17-18). Tutti gli uomini di Dio pregarono, adorarono, ma nessuno di loro fu adorato. Chi fa di un uomo più di ciò che è — vale a dire un uomo — è ingannato da uno spirito di seduzione. Solo a cagione della Parola che è stata diretta ad uomini santificati, questi furono chiamati dèi (Giov. 10:35-36), però sono rimasti uomini e moriranno come gli altri uomini (Salmo 82:6-7). Solo perché la Parola di Dio è stata piantata in noi, siamo nati di nuovo e diventati figliuoli di Dio, però fino al mutamento del nostro corpo rimaniamo uomini comuni mortali (Fil. 3:21; Rom. cap. 11 e altri).

DOBBIAMO FARE ATTENZIONE

In Nehemia, capitolo 9, ci viene mostrata la via di Dio con Israele fin dalla chiamata di Abrahamo: l’esodo dall’Egitto, la divisione del Mar Rosso, come la Colonna di nuvola e di fuoco li ha condotti giorno e notte, come Dio ha dato loro comandamenti e prescrizioni, cibo e bevanda, e li ha condotti fin nel Paese Promesso. “E desti loro il tuo buono spirito per istruirli… Per quarant’anni li sostentasti nel deserto, e non mancò loro nulla; le loro vesti non si logorarono e i loro piedi non si gonfiarono”.

Sì, Dio fece tutto questo per il Suo popolo. Egli diede lo Spirito Santo. Egli diede la manna. Egli diede l’acqua, le loro vesti non si logorarono, rimasero nuovi durante i 40 anni, i loro piedi non si gonfiarono. “E desti loro regni e popoli… moltiplicasti i loro figliuoli… e vissero in delizie, per la tua gran bontà”. La presenza personale di Dio nella Colonna di fuoco non apparve per essere ammirata, ma mostrò la via — in quel tempo al popolo d’Israele e oggi alla vera Chiesa.

Però poi venne il grande «Ma…»: Ma essi furon disubbidienti, si ribellarono contro di te, si gettaron la tua legge dietro le spalle, uccisero i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e t’oltraggiarono gravemente” (Neh. 9:26). Ascoltare, credere e ubbidire — ecco ciò che Dio richiede dal Suo popolo. “Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona novella; ma la parola udita non giovò loro nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano udita (Ebrei 4:2).

Malgrado tutto il bene che Egli aveva loro fatto, Dio dovette dire: “Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione, e dissi: «È un popolo sviato di cuore», e non han conosciuto le mie vie” (Salmo 95.10).

Adesso segue il serio ammonimento: “Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche (1 Cor. 10:11). “Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce…»” (Ebrei 3:7).

Sono trascorsi più di quarant’anni dal tempo del potente ministero del fratello Branham, e quale è il risultato? Diverse correnti e vari gruppi, e tutti si definiscono credenti del Messaggio; però molti camminano sulle loro proprie vie, pensano di rendere un servizio a Dio, senza che loro stessi siano nella volontà di Dio e abbiano riconosciuto la via del Signore con la Chiesa.

Per quanto riguarda Israele o la Chiesa, la vera fede è collegata con vera ubbidienza e benedizione biblica, così come l’incredulità con la disubbidienza e la maledizione. Colui che diffonde dottrine estranee sta sotto la maledizione, perché annuncia un altro vangelo (Gal. cap. 1; 2 Cor. cap. 11). Dio è soltanto nella Sua Parola, Satana in ogni interpretazione. Dobbiamo ritornare al principio e camminare nella fede e nell’ubbidienza sulla via di Dio illuminata.

L’apostolo Giovanni, che già nel suo tempo dovette confrontarsi con falsi profeti e false dottrine, si rivolge esclusivamente ai figliuoli di Dio e, dopo aver smascherato nel versetto 3 lo spirito anticristo che già allora era nel mondo, scrive: Voi siete da Dio, figliuoletti, e li avete vinti; perché Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo, e il mondo li ascolta”.

Noi siamo da Dio; chi conosce Iddio ci ascolta; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore (1 Giov. 4:1-6). Giovanni si rivolge ai veri figliuoli di Dio dicendo: Voi siete da Dio e, riferendosi ai veri servi di Dio, dice: Noi siamo da Dio; chi conosce Iddio ci ascolta…”. Con l’affermazione: “Noi siamo da Dio…”, si riferisce a sé stesso e a tutti coloro che il Signore ha chiamato al ministero. Ecco l’autorità apostolica collegata ad una missione: “Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi (Giov. 20:21). Per loro valgono le parole: “Chi ascolta voi ascolta me!” (Luca 10:16).

Vediamo che, fin dal principio, ci sono stati lo Spirito della Verità e lo spirito dell’errore, quindi due gruppi diversi. Ognuno sta sotto una diretta influenza spirituale: uno sotto l’influenza soprannaturale, divina, l’altro sotto quella terrena, diabolica. Giovanni scrive: “Da questo sono manifesti i figliuoli di Dio e i figliuoli del diavolo: chiunque non opera la giustizia non è da Dio; e così pure chi non ama il suo fratello” (1Giov. 3:10). I due sono così completamente opposti come Caino e Abele, che entrambi erano usciti dal grembo di Eva: Entrambi credevano nello stesso Dio, entrambi fecero un’offerta, entrambi adorarono. Eppure erano due semenze totalmente diverse.

Poi segue il termine «messaggio», che è oggi di grande importanza. Giovanni continua dicendo: “Poiché questo è il messaggio che avete udito dal principio: che ci amiamo gli uni gli altri, e non facciamo come Caino, che era dal maligno, e uccise il suo fratello. E perché l’uccise? Perché le sue opere erano malvage, e quelle del suo fratello erano giuste” (1 Giov. 3:11-12). Come disse il fratello Branham, da ogni risveglio escono sempre le due diverse semenze quali gemelli. In Matteo 13:24-38, il nostro Signore ha paragonato la proclamazione del messaggio della Parola con la semina e spiega: “… la buona semenza sono i figliuoli del Regno; le zizzanie sono i figliuoli del maligno”. Entrambi le semenze vengono seminate sullo stesso campo. Il Figlio dell’uomo semina la buona Semenza, il nemico quella cattiva. E il sole splende sopra i buoni e sopra i malvagi, e la stessa pioggia cade sui giusti e sugli ingiusti (Mat.5:45). Voi li riconoscerete dai loro frutti, non dai loro doni!

Quel che il Signore dovette dire in quel tempo ai Giudei increduli, ciò vale ancora oggi per tutti d’infra le nazioni: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio” (Giov. 8:47). Rivolgendosi ai Suoi discepoli il Signore disse in quel tempo e oggi: “Ma beati gli occhi vostri, perché veggono; ed i vostri orecchi, perché odono!” (Mat. 13:16). Ciò rimane per sempre vero: Chi è mandato da Dio pronuncia le parole di Dio! E chi è nato da Dio ascolta le parole di Dio! Ogni Scrittura è ispirata da Dio (2 Tim. 3:16), perché degli uomini santificati da Dio, ispirati dallo Spirito Santo, ci hanno annunciato delle cose nelle quali gli angeli desiderano riguardare addentro (1 Piet. 1:12).

Rimane per sempre così: L’ultimo e puro Messaggio biblico raggiunge le estremità della terra e tutti coloro che sono veramente da Dio gli danno ascolto.

SANTIFICAZIONE NELLA VERITÀ

Nell’ultima nostra lettera circolare del mese di aprile 2009, abbiamo scritto sulla chiamata fuori e la preparazione di coloro che appartengono alla Chiesa–Sposa. L’eco fu straordinario. Abbiamo capito ciò di cui ora si tratta, cioè dell’ubbidienza della fede, della Vita divina dello Sposo nella Sposa. Come il fratello Branham l’aveva espresso nelle sue predicazioni, così anche noi l’abbiamo messo in risalto: «Nell’Antico Testamento innumerevoli agnelli furono uccisi il cui sangue fu versato quale espiazione, ma la vita degli animali sacrificati non poteva venire su coloro che offrivano il sacrificio. Ma, tramite il sacrificio del Figlio di Dio il cui Sangue fu offerto quale espiazione sulla croce di Golgota, avvenne il miracolo di tutti i miracoli. La Vita stessa, divina ed eterna, che era nel Redentore, è in tutti i redenti tramite la nuova nascita. Tutti i figliuoli e le figliuole di Dio hanno la stessa vita che c’era nel Figlio di Dio, con tutte le virtù, sì, con la natura di Gesù Cristo».

Rimane per sempre vero: “Poiché e colui che santifica e quelli che son santificati, provengon tutti da uno; per la qual ragione egli non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli; in mezzo alla raunanza canterò la tua lode. … Laonde egli doveva esser fatto in ogni cosa simile ai suoi fratelli, affinché diventasse un misericordioso e fedel sommo sacerdote nelle cose appartenenti a Dio, per compiere l’espiazione dei peccati del popolo” (Ebrei 2:11-12, 17).

La schiera riscattata per mezzo del Sangue è giustificata e santificata una volta per sempre in Gesù, nostro Signore, “il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione” (Rom. 4:25).

Già in questo mondo vengono chiamati beati: “Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato” (Rom. 4:7-8).

Per mezzo dello Spirito Santo sono condotti in tutta la Verità della Parola nella Quale vengono santificati: “Santificali nella verità: la tua parola è verità” (Giov. 17:17).

A ciò appartiene anche la rivelazione del Nome di Gesù nel quale Dio, come Padre, ci ha dato tutte le cose nel Figlio: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dati dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola” (Giov. 17:6).

Prima che il Signore, nel Nuovo Testamento, dicesse: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Giov. 13:34), Egli disse nell’Antico Testamento che avrebbe fatto un Nuovo Patto, che avrebbe dato al Suo popolo un nuovo cuore, un nuovo spirito, anche una nuova vita (Ger. 31:31-34; Ez. 18:31-32 e altri).

La redenzione è così perfetta che non potrebbe esserlo di più: Piena giustificazione, rinnovamento e nuova nascita in virtù della risurrezione di Gesù dai morti fino all’essere ripieni dello Spirito Santo, all’essere sigillati e guidati dallo Spirito Santo.

I MISTERI DI DIO

Nel versetto citato quale introduzione, i servitori di Cristo vengono designati quali “amministratori dei misteri di Dio”.

In Matteo 13:11, in Marco 4:11 e Luca 8:10, il nostro Signore disse ai Suoi discepoli: “A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole”.

Poi l’apostolo presenta anche singolarmente i diversi misteri: “Perché, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un indurimento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili” (Rom. 11:25). Dio ha la Sua via con Israele ed Egli ha la Sua via con la Chiesa.

Paolo scrive ancora: “Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo mutati” (1 Cor. 15:51). In questo capitolo ci viene mostrato dapprima la risurrezione di Gesù Cristo quale primizia, poi la prima risurrezione di coloro che si sono addormentati in Cristo e, al rapimento, il mutamento dei viventi in Cristo nell’immortalità e, alla fine, la seconda risurrezione al Giudizio finale alla fine del tempo (Apoc. 20:11-15). In 1 Corinzi 15:52 l’apostolo Paolo dice chiaramente che la risurrezione e il mutamento avranno luogo in un attimo. “Poiché bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità, e che questo mortale rivesta immortalità. E quando questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità, e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: La morte è stata sommersa nella vittoria” (1 Cor. 15:53-54).

In Efesini, capitolo 1, si tratta del compimento del Consiglio divino di salvezza con tutti gli eletti, cioè con tutti coloro che sono stati eletti prima della fondazione del mondo che, al ritorno di Cristo, saranno trovato nella volontà di Dio e pronti. “… facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé” (Ef. 1:9).

Paolo scrive ancora: “… come per rivelazione mi sia stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; le quali leggendo, potete capire la intelligenza che io ho del mistero di Cristo…” (Ef. 3:3-4). Sì, tutto ciò che non era ancora rivelato nelle epoche passate e nell’Antico Testamento, adesso Dio l’ha fatto conoscere ai Suoi santi apostoli e profeti: “… cioè, il mistero, che è stato occulto da tutti i secoli e da tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai santi di lui; ai quali Iddio ha voluto far conosce re qual sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili, che è Cristo in voi, speranza della gloria (Col. 1:26-27).

In Timoteo, capitolo 3, l’apostolo ritorna ancora una volta sul mistero di Dio e scrive: “E, senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra i Gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria” (1 Tim. 3:16). Qui abbiamo il mistero unico di Dio: Dio manifestato in carne quale Emmanuele — Dio con noi. Questa è la testimonianza di Gesù nella Chiesa di Dio, colonna e base della Verità (1 Tim. 3:15).

Ci sono dunque i misteri di Dio, i misteri del Regno di Dio e c’è IL MISTERO DI DIO. E possiamo dire: Dio ci ha rivelato ogni cosa per mezzo dello Spirito Santo. Al Signore l’onore per il ministero del fratello Branham che ha insegnato con veridicità tutto ciò che fu fatto conoscere ai profeti e agli apostoli, fino all’ultimo capitolo della Bibbia.

Ma dobbiamo esaminarci per vedere se Cristo è stato manifestato nella nostra vita, se portiamo in noi manifestata la natura di Cristo con tutte le Sue virtù (2 Piet. cap. 1). Soltanto allora potremo essere manifestati con Lui nella gloria (Col. 3:1-4). Paolo, che scrive sui misteri, lo puntualizza: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla (1 Cor. 13:1-2). Solo l’amore perfetto entrerà là, così è stato detto anche al fratello Branham nella sua esperienza “dietro la cortina del tempo”.

L’amore di Dio è la natura di Dio in noi, perché Dio è amore e, come è certo che l’amore di Dio è stato manifestato nel Redentore sulla croce di Golgota, così l’amore divino sarà manifestato in mezzo a tutti i redenti. Amen.

COSA AVVIENE AL RITORNO DI CRISTO?

Riguardo a 1 Tessalonicesi 4:13-17, ancora una volta deve essere detta e scritta una parola chiarificatrice. Singole affermazioni del fratello Branham nella sua predicazione «Il Rapimento» sono state interpretate nel senso che il «potente grido» di 1 Tessalonicesi, capitolo 4, che in realtà è un «grido di comando», fosse «il Messaggio» e che, dal 1963, il Signore starebbe scendendo.

Consideriamo insieme il testo di 1 Tessalonicesi 4:13:17 per stabilire a chi è indirizzato questo grido di risveglio:

Versetto 13: “Or, fratelli, non vogliamo che siate in ignoranza circa quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza”. Quindi si tratta di quelli che si sono addormentati in Cristo.

”Poiché, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, così pure, quelli che si sono addormentati, Iddio, per mezzo di Gesù, li ricondurrà con esso lui”. Di nuovo si tratta di quelli che si sono addormentati.

“Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati…”. Un’altra volta vengono menzionati quelli che si sono addormentati.

“… perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi” (v. 16). Ciò che viene menzionato qui in 1 Tessalonicesi, capitolo 4, non avviene nell’arco di anni, ma direttamente al ritorno di Gesù Cristo, quando i morti in Cristo risusciteranno e i viventi in Cristo saranno mutati.

Nei quattro versetti non si tratta dunque di un messaggio che viene predicato ai viventi, ma chiaramente della chiamata, del grido di comando, che il Signore stesso indirizzerà a coloro che si sono addormentati in Cristo, come avvenne con Lazzaro.

Soltanto nel versetto 17 si parla di coloro che sono viventi in Cristo: “… poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore”. Amen!

Il fratello Branham insegnò biblicamente che ci sono tre venute di Cristo in relazione con la Chiesa neotestamentaria:

«Egli venne la prima volta per redimere la Sua Sposa,

Egli viene la seconda volta per prendere in alto la Sua Sposa nel rapimento.

Egli viene di nuovo con la Sua Sposa per il Regno Millenario» (Predicazione del 27 aprile 1961).

Avverrà esattamente così. Amen. Come le molte altre dottrine erronee, anche le teorie sul ritorno di Cristo sono opere distruttive del nemico. Sì, sono letteralmente fantasie ingannevoli, causate dallo spirito di inganno e di menzogna. Le affermazioni del fratello Branham presumibilmente difficili da capire vengono spiegate e rese perfettamente chiare — se si continua a leggere la predicazione — tramite altre facili da comprendere.

Il concetto «Messaggio» era così importante per il fratello Branham che l’ha usato più di quattromila volte. E poiché il Messaggio biblico del tempo della fine doveva precedere la venuta di Cristo, è proclamato quale chiamata fino alle estremità della terra (Mat. 25:6). La stessa cosa che fu detto in relazione con il ministero di Giovanni il Battista: “La voce d’uno grida…” (Is. 40:3; Mat. 3:3) vale di nuovo per adesso: La voce d’uno grida: “Ecco, lo Sposo viene!”. Per questo motivo, nella predicazione «Il Rapimento», il fratello Branham passò anche subito a Matteo, capitolo 25, e disse: «Prima viene pubblicato un Messaggio. Adesso è il tempo di preparare le lampade. Alzatevi e preparate le vostre lampade».

Al ritorno di Gesù Cristo il grido si sentirà quale comando per coloro che si sono addormentati in Cristo, che allora subito risorgeranno. Poi i viventi in Cristo saranno rapiti insieme con loro sulle nuvole ad incontrare il Signore (1 Tes. 4:17). Tutto nella Scrittura è divinamente ordinato e trova letteralmente il suo adempimento, come è stato promesso. Amen.

Poiché il potente avvenimento del 28 febbraio 1963 viene scambiato con il ritorno del Signore, è necessario che diciamo ancora una volta qualcosa sull’apparizione nella Nuvola. Il fratello Branham ha preso la fotografia con la Nuvola e in sette diverse predicazioni disse: «Qui vediamo il Signore come Giudice, che è apparso nella Nuvola color ambra».

È generalmente conosciuto che fu mostrato al fratello Branham in una visione dove questo grande avvenimento avrebbe avuto luogo. Ubbidiente alle istruzioni del Signore, in gennaio 1963 si trasferì a Tucson, come mi aveva detto in dicembre 1962 e, alla fine di febbraio, si recò sulla montagna che il Signore gli aveva mostrato a 40 miglia circa a nordest di Tucson. Lì, in realtà è il Signore che apparve nella Nuvola soprannaturale come Giudice, come il fratello Branham ripetutamente lo sottolineò.

Per la Chiesa di Gesù Cristo questo avvenimento ha lo stesso valore come l’apparizione del Signore nella Colonna di nuvola e nella Colonna di fuoco nel tempo di Mosé e come l’apparizione della Gloria di Dio nella Nuvola di Matteo 17:5. Dobbiamo tener presente che non erano né Mosé, né Giovanni e neanche il fratello Branham a presentare i loro programmi, ma era ed è Dio stesso che si rivela in diversi tempi secondo il Suo piano di salvezza. Chi non si rende conto di questo non può inquadrare l’operato soprannaturale di Dio.

Se il fratello Branham ha ripetutamente messo in risalto: «Qui vediamo il Signore come Giudice», allora ciò ha un significato particolare. Questa apparizione non avvenne però al tempo dell’apertura dei Sette Suggelli. Per mezzo dell’apertura dei sette Suggelli, l’ultimo Messaggio biblico è uscito e l’attenzione dei figliuoli di Dio è stata di nuovo volta sul COSÌ DICE IL SIGNORE della Parola.

Dunque non fu il ritorno corporale del Signore che aspettiamo ancora, ma fu l’apparizione soprannaturale quale Giudice supremo nella Nuvola per rendere chiaro che adesso “il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1 Piet. 4:17), che da ora in poi tutto deve essere ordinato nella Chiesa di Gesù Cristo secondo la Parola di Dio. Il Giudice supremo dice: “La parola che ho annunziata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno” (Giov. 12:48). Il fratello Branham disse riferendosi all’apparizione: «Egli è il Giudice supremo dell’universo, il Giudice supremo del Cielo e della terra. Egli è Dio: nient’altro che Dio. Egli è Dio che si rivelò in forma umana e fu chiamato Figlio di Dio» (Rendere un servizio a Dio… – 27 novembre 1965).

La fotografia con la Nuvola soprannaturale ha lo stesso valore come la fotografia con la Colonna di Luce sopra il capo del fratello Branham. Con ciò non abbiamo a che fare con qualche opera fatta da uomini, ma con l’operato soprannaturale di Dio. La Colonna di Luce fu fotografata il 20 gennaio 1950 a Houston, Texas, dai fotoreporter Ayers e Kippermann e, il 29 gennaio 1950, ne fu confermata l’autenticità dal Dr. George J. Lacy a Washington. Il fratello Branham avrebbe potuto dire mille volte: «Il Signore è con noi nella stessa maniera come Egli era con Mosé e con Israele nella Colonna di fuoco», ma se ciò non fosse mai stato confermato e visibile, tutti avrebbero potuto pensare: «Questo, egli lo dice, ma dove è la prova? È veramente così?». Sì, è veramente così!

Il fratello Branham avrebbe potuto dire mille volte: «Il Signore mi è apparso nella Nuvola soprannaturale», ma se la prova non si fosse verificata, le persone avrebbero avuto una scusa. Il 28 febbraio 1963 la Nuvola soprannaturale fu vista da molte persone nel cielo senza nuvole. Il Dr. James McDonald dell’Università di Tucson confermò la sua reale presenza dopo aver valutato 82 fotografie e scrisse un articolo in merito che venne pubblicato nell’edizione del 19 aprile 1963 della rivista Science. Anche il settimanale Life riferì sul fenomeno il 17 maggio 1963 e lo chiamò «… And a High Cloud Ring of Mystery» — «… E una misteriosa alta nuvola a forma di cerchio».

Questi avvenimenti non furono il frutto del caso. Dio stesso l’ha voluto in questo modo e l’ha fatto avvenire. L’intero mondo cristiano è informato su ciò che Dio ha fatto nel nostro tempo, però solo i veri credenti lo possono ordinare secondo la storia della salvezza e in essa. Riconoscono pure il Messaggio quale ultima chiamata che precede la seconda venuta di Cristo: “Ecco, lo Sposo viene!”.

Il 28 febbraio 1963 non ha avuto luogo né risurrezione, né mutamento, né rapimento. Non fu il ritorno corporale di Cristo, nel cui momento risorgeranno prima i morti in Cristo, poi saranno mutati coloro che sono viventi in Lui e insieme saremo rapiti nelle nuvole ad incontrare il Signore. Eppure fu l’avvenimento il più importante prima del ritorno di Gesù Cristo per attirare la nostra attenzione su ciò che Dio sta facendo nel nostro tempo secondo il Suo Consiglio eterno. Comprendiamo che solo il Signore Iddio è il Giudice definitivo e che adesso e al Giudizio finale Egli giudicherà ogni cosa e pronuncerà l’ultima sentenza secondo la Sua Parola.

LEGGE E GRAZIA

Nel Nuovo Testamento ci sono 162 passi che citano la legge in contesti del tutto differenti e, da un esame superficiale, si potrebbe pensare che ci siano là delle contraddizioni. Però, non è il caso: Ogni cosa sta là dove appartiene. La stessa cosa vale anche per la grazia.

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità son venute per mezzo di Gesù Cristo” (Giov. 1:17).

Il nostro Signore disse: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Mat. 5:17-18).

Paolo scrive: “Poiché il termine della legge è Cristo, per esser giustizia a ognuno che crede” (Rom. 10:4). Qui, nel testo greco, sta la parola telos che significa «termine»: Cristo ha posto alla legge un termine, una meta, vale a dire la grazia e la verità.

In Romani 3:20 sta scritto: “… poiché per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato”.

Non avremmo saputo cosa significasse la trasgressione, il peccato — come la menzogna, il commettere adulterio o un omicidio — se Dio non ce l’avesse detto tramite la legge.

Per questo motivo la spiegazione: “Che diremo dunque? La legge è essa peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge; poiché io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire!»” (Rom. 7:7).

Senza la legge non ci sarebbe stata alcuna trasgressione e neanche alcuna condanna. Senza la legge lo Spirito Santo non avrebbe potuto convincere di peccato. Senza la dimostrazione, la condanna tramite la legge, la grazia, il perdono non avrebbero potuto affatto avvenire.

Alla nostra conversione, tutti i nostri peccati e anche tutte le nostre trasgressioni della legge ci vengono perdonati in modo assoluto. Per mezzo della fede nell’opera di redenzione compiuta segue la perfetta giustificazione. “Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato” (Rom. 4:7-8). Nello stesso tempo riceviamo la forza di vivere secondo la Parola e la volontà di Dio.

Non siamo redenti solo dai peccati e dalle trasgressioni, ma anche dalla maledizione: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»)” (Gal. 3:13).

Dunque Cristo ci ha completamente redenti, ma non ci ha mai permesso di fare durante il tempo della grazia le cose considerate trasgressioni o perfino che stanno sotto maledizione. Al contrario: Uno dei Dieci Comandamenti è: “Non uccidere!”. Il Signore Gesù disse però in questo contesto: “Chiunque s’adira contro al suo fratello, sarà sottoposto al tribunale … e chi gli avrà detto «pazzo», sarà condannato alla geenna del fuoco” (Mat. 5:21-22).

Se nella legge il Signore disse: “Non commettere adulterio!” e: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo!”, allora Egli non l’ha annullato nel tempo della grazia, ma l’ha piuttosto inasprito dicendo: “Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per appetirla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mat. 5:28). Allo stesso modo, riferito a Deuteronomio, capitolo 24, dove il marito poteva dare un atto di divorzio a sua moglie: “Ma io vi dico: «Chiunque manda via la moglie, salvo che per cagion di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa colei ch’è mandata via, commette adulterio»” (Mat. 5:32).

Paolo ci fa sapere la meta ultima del suo apostolato: “… noi abbiam ricevuto grazia e apostolato per trarre all’ubbidienza della fede tutti i Gentili, per amore del suo nome (Rom. 1:5). Egli mostra come dovrebbe essere la vita del vero credente: “Poiché per mezzo della legge io sono morto alla legge per vivere a Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figliuol di Dio il quale m’ha amato, e ha dato se stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Gal. 2:19-21).

Ciononostante anch’egli si appella ai Dieci Comandamenti, per esempio quando esorta i bambini ad essere ubbidienti ai loro genitori: “Figliuoli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, poiché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre (è questo il primo comandamento con promessa)” (Ef. 6:1-2). Come giudeo che era stato ammaestrato nelle Scritture, l’apostolo conosceva anche le dodici maledizioni di Deuteronomio, capitolo 27, dove tra l’altro sta scritto: “Maledetto chi sprezza suo padre o sua madre!”. Infatti, chi disprezza anche solo uno dei genitori è sotto maledizione — anche se si continua a parlare in modo tanto pio della grazia.

In 1 Corinzi, capitolo 5, c’è stato un caso riguardo al quale Paolo — pur vivendo nel tempo della grazia — dice: “… che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù” (1 Cor. 5:5). Certamente facendo ciò aveva in mente le parole di Deuteronomio 27:20: “Maledetto chi giace con la moglie di suo padre, perché ha sollevato il lembo della coperta di suo padre! E tutto il popolo dirà: «Amen»” (Deut. 27:20).

Quanto Dio disse nella legge, vale anche per il tempo della grazia: “Poiché Colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Ora, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei diventato trasgressore della legge” (Giac. 2:11).

Paolo ammonisce la chiesa con piena serietà: “Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Cor. 6:9-10).

Grazia significa «vivere la Parola», «vivere i comandamenti». Per mezzo della nostra vita pratica testimoniamo se stiamo sotto la benedizione o sotto la maledizione. Chi veramente vive nella grazia, vive tutta la Parola di Dio. Ogni Paese sulla terra ha leggi, un codice civile, ma normalmente durante tutta la nostra vita non veniamo in conflitto con la legge. Così è con i figliuoli di Dio veramente credenti: Vivono nella grazia e non vengono affatto in conflitto con la legge di Dio o perfino in una condanna. Ma se dovesse succedere una volta, abbiamo Gesù Cristo quale Avvocato che intercede per noi (1 Giov. 2:1).

Egli stesso ci ha detto come possiamo adempiere completamente la Sua legge: “«Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua». Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: «Ama il tuo prossimo comete stesso». Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti” (Mat. 22:37-40). Amen! Coloro che hanno trovato grazia presso Dio, lo vivono senza sforzarsi perché l’amore verso Dio e verso i loro fratelli e sorelle è sparso nei loro cuori.

Paolo scrive ai Romani: “Non abbiate altro debito con alcuno se non d’amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. … L’amore non fa male alcuno al prossimo; l’amore, quindi, è l’adempimento della legge” (Rom. 13:8-10). Chi ama il suo prossimo non gli porta via nulla, non gli causa alcun danno, gli fa soltanto del bene e così soddisfa automaticamente tutte le esigenze di Dio. Per questo motivo sta scritto anche in Galati 5:14: “Poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso!»”.

Beati tutti coloro su cui riposa il compiacimento di Dio e a cui possono essere veramente applicate le parole: “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù; perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha affrancato dalla legge del peccato e della morte. Poiché quel che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva debole, Iddio l’ha fatto; mandando il suo proprio Figliuolo in carne simile a carne di peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spirito” (Rom. 8:1-4).

DUE PRESCRIZIONI PARTICOLARI PER ISRAELE

Dio ha ordinato al Suo popolo del patto Israele il «patto della circoncisione» e anche il sabato quale «segno eterno del patto». La circoncisione risale già ad Abrahamo: “Quello nato in casa tua e quello comprato con danaro dovrà esser circonciso; e il mio patto nella vostra carne sarà un patto perpetuo (Gen. 17:13).

“… poi ricevette il segno della circoncisione, qual suggello della giustizia ottenuta per la fede che aveva quand’era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, onde anche a loro sia messa in conto la giustizia; e il padre dei circoncisi, di quelli, cioè, che non solo sono circoncisi, ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abramo quand’era ancora incirconciso” (Rom. 4:11-12). Amen.

La circoncisione l’ottavo giorno di ogni neonato maschio era un sacrosanto dovere in Israele. Doveva ricordare il primo atto di generazione nel Paradiso, per mezzo del quale tutto il genere umano è stato trascinato nel peccato. All’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto, il Signore voleva perfino uccidere il profeta Mosé, poiché aveva mancato di circoncidere suo figlio, ciò che poi fu eseguito dalla madre (Es. cap. 4). Anche il Figlio di Dio fu circonciso l’ottavo giorno, poiché fin dalla Sua nascita fino alla morte sulla croce doveva portare nel Suo corpo le conseguenze della caduta nel peccato. Tutto ciò che Dio ha ordinato sta in rapporto con la riparazione della storia della disgrazia tramite la storia divina della grazia, della salvezza. Benché Lui stesso fosse senza peccato, generato dallo Spirito, Egli, quale nostro Sostituto, dovette prendere su di Sé ogni cosa nel Suo corpo di carne. “Egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati” (1 Piet. 2:24).

Anche Paolo fu circonciso l’ottavo giorno (Fil. 3:5) e ha circonciso il suo collaboratore Timoteo con riguardo ai Giudei (Atti cap. 16). Però l’apostolo scrive ai Corinzi: “È stato alcuno chiamato essendo circonciso? Non faccia sparir la sua circoncisione. È stato alcuno chiamato essendo incirconciso? Non si faccia circoncidere” (1 Cor. 7:18).

Poi puntualizza il tema: “… la circoncisione è quella del cuore, in ispirito, non in lettera…” (Rom. 2:29).

Paolo, dopo aver ripetutamente parlato e scritto sulla circoncisione, riassume il tutto con queste parole: “Poiché tanto la circoncisione che l’incirconcisione non son nulla; quel che importa è l’essere una nuova creatura. E su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e misericordia, e così siano sull’Israele di Dio” (Gal. 6:15-16).

Sull’osservanza del sabato, ricevo continuamente delle domande, tanto più che è uno dei Dieci Comandamenti (Deut. cap. 5). In Genesi2:3 sta scritto: “E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta”.

Dio non ha solo santificato il settimo giorno, ma l’ha ordinato al Suo popolo Israele quale giorno di assoluto riposo, in cui neanche il fuoco doveva essere acceso nelle loro abitazioni (Es. 35:3).

“Si lavorerà sei giorni; ma il settimo giorno è un sabato di solenne riposo, sacro all’Eterno; chiunque farà qualche lavoro nel giorno del sabato dovrà esser messo a morte. I figliuoli d’Israele quindi osserveranno il sabato, celebrandolo di generazione in generazione come un patto perpetuo. Esso è un segno perpetuo fra me e i figliuoli d’Israele; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, e il settimo giorno cessò di lavorare, e si riposò” (Es. 31:15-17).

Riferendosi ad Israele, il Signore dice: “E diedi pur loro i miei Sabati perché servissero di segno fra me e loro, perché conoscessero che io sono l’Eterno che li santifico” (Ez. 20:12).

“Santificate i miei sabati, e siano un segno fra me e voi, dal quale si conosca che io sono l’Eterno, il vostro Dio” (Ez. 20:20).

“E scendesti sul monte Sinai e parlasti con loro dal cielo e desti loro prescrizioni giuste e leggi di verità, buoni precetti e buoni comandamenti; e facesti loro conoscere il tuo santo sabato, e desti loro comandamenti, precetti e una legge per mezzo di Mosè, tuo servo” (Neh. 9:13-14).

Egli non ha prescritto questo comandamento alla Chiesa del Nuovo Patto perché adesso, non si tratta della creazione compiuta, ma della redenzione compiuta: non del santo riposo il giorno di sabato, ma del «riposo eterno» in Dio. “Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Iddio non avrebbe di poi parlato d’un altro giorno. Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio; poiché chi entra nel riposo di Lui si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue” (Ebrei 4:8-10).

Paolo scrive alla Chiesa neotestamentaria: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a noviluni o a sabati…” (Col. 2:16).

Già nell’Antico Testamento Dio, con riferimento alla storia della salvezza, ha richiamato l’attenzione sul primo giorno della settimana che segue il sabato, in modo particolare in relazione con l’offerta del fascio di spighe quale primizia: “Egli (il sacerdote) agiterà il covone davanti all’Eterno per voi, perché sia gradito; il sacerdote lo agiterà il giorno dopo il sabato” (Lev. 23:11).

Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno che avete portata il covone dell’offerta agitata, conterete sette sabati interi. Conterete cinquanta giorni fino al giorno dopo il settimo sabato, quindi offrirete all’Eterno una nuova oblazione di cibo” (Lev. 23:15-16. Questo era Pentecoste — il cinquantesimo giorno. Quando avvenne la discesa dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste (Atti cap. 2), «il covone come primizia del raccolto di grano fu agitata» e, per mezzo dello Spirito Santo, battezzato in un unico Corpo.

Secondo il resoconto concorde di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, il nostro Signore è risorto il primo giorno della settimana (Mat. 28; Marco 16; Luca 24; Giov. 20).

Ci viene riferito di Paolo che celebrava la Santa Cena il primo giorno della settimana: “E nel primo giorno della settimana, mentre eravamo radunati per rompere il pane…” (Atti 20:7).

Perfino la colletta particolare fu fissata per il primo giorno della settimana: “Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte a casa quel che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci sian più collette da fare” (1 Cor. 16:2). Nella Sacra Scrittura non c’è però alcun esplicito comandamento di celebrare la domenica.

È vero che Dio ha prescritto al popolo d’Israele il sabato come giorno di riposo.

È vero che Dio ha pure annunciato il primo giorno della settimana.

È vero che il Signore è risorto il primo giorno della settimana.

È vero che lo stesso giorno Egli parlò con i discepoli sulla via di Emmaus.

È vero che la sera dello stesso giorno Egli si rivelò agli undici discepoli.

È vero che una settimana dopo Egli ebbe di nuovo una riunione con loro.

È vero che quanti erano diventati credenti si radunavano il primo giorno della settimana.

È vero che Paolo celebrava la Santa Cena il primo giorno della settimana.

È vero che i Giudei diventati credenti continuarono ad osservare il sabato come in precedenza.

È vero che Costantino vietò ai Giudei di celebrare il sabato.

È vero che Costantino prescrisse ai Cristiani in generale la domenica come giorno di riposo.

Non è vero che tutti coloro che non osservano il sabato portano il marchio della bestia.

Non è vero che tutto coloro che osservano la domenica portano il marchio della bestia.

Non è vero che l’osservanza del sabato è il Suggello di Dio.

Non c’è un solo passo della Bibbia a questo riguardo. Il «GIORNO DEL SIGNORE» non è né il sabato né la domenica, ma il terribile giorno del giudizio annunciato nell’Antico e nel Nuovo Testamento. E il Suggello di Dio è lo Spirito Santo e non un giorno (Ef. 1:13; 4:30 e altri). Il marchio della bestia è in rapporto con il numero del nome di un uomo (non di un giorno), il cui valore complessivo è 666 (Apoc. 13:18). Su questo tema abbiamo già scritto in altre pubblicazioni.

Per il Regno Millenario varrà di nuovo il sabato: “E avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostrarsi dinanzi a me, dice l’Eterno” (Is. 66:23).

È conosciuto che il nostro Signore e anche Paolo hanno sfruttato ogni opportunità per predicare ai Giudei il giorno di sabato. Anch’io l’avrei fatto. Allo stesso modo avrei preso parte ad ogni riunione che il Signore, dopo la Sua risurrezione, ha tenuto il primo giorno della settimana (Marco 16:2-9; Luca 24:1; Giov. 20:19-26).

In vita mia ho predicato ogni sabato e ogni domenica per quanto mi è stato possibile. Chi insiste sull’osservanza di un certo giorno dovrebbe chiedersi se non sta sotto l’influenza di una qualche comunità religiosa che, ad esempio, fa del sabato e non di Cristo il suo tema principale, invece di lasciare valere tutta la Parola di Dio.

LE PRESCRIZIONI DI DIO SONO DESTINATE AL SUO POPOLO

Quando Dio nell’Antico Testamento ordinava qualcosa, ciò valeva solo per il Suo popolo del patto Israele. Ciò che Dio ha detto nel Nuovo Testamento, vale solo per la Chiesa del Signore Gesù Cristo. Nella Sua Chiesa Egli ha dato apostoli, profeti, pastori, dottori ed evangelisti (Ef. 4:11 e altri). Per le chiese locali il Signore ha dato degli anziani e dei sorveglianti, che furono pure chiamati vescovi, e anche dei diaconi. Gli anziani e i diaconi dovevano essere sposati. Secondo l’ordine di creazione, Dio ha posto al fianco dell’uomo la donna: “Io gli farò un aiuto che gli sia convenevole”. Non sono stati dati alle donne alcun diretto servizio e ministero (1 Tim cap. 3; Tito cap. 1 e altri).

Tutte le religioni, tutte le chiese possono credere, insegnare e fare ciò che loro stesse stabiliscono. Davanti a me c’è una fotografia con 18 donne vestite con l’abito talare dei pastori evangelici luterani e anche quella della donna vescovo che ha divorziato dal marito. Con ciò, la Chiesa evangelica è d’accordo, perfino con il rapporto di coppia omosessuale di un vescovo o il rapporto di coppia lesbica di una donna vescovo, nonostante ciò sia in contrasto con l’ordine divino nella creazione e ancora più con il Suo piano di salvezza.

È stata posta una domanda molto seria: Il matrimonio di un servitore di Dio può essere sciolto? Fondamentalmente no, perché Dio odia il divorzio. Soltanto quando la moglie è sedotta da Satana e va dall’avvocato perché pensa di dover distruggere.

Naturalmente, perfino il più grande uomo di Dio non può evitare ciò che Dio stesso non impedisce. Però fu Satana che sedusse Eva; è sempre Satana che seduce, che distrugge i matrimoni e le famiglie, che distrusse la famiglia dell’uomo di Dio Giobbe. Benché il Signore Iddio stesso camminasse nel Giardino di Eden e sul far della sera avesse comunione con i primi esseri umani, benché Adamo fosse anche nelle vicinanze, perché, dopo la seduzione, Eva lo rese partecipe del piacere del frutto proibito, la caduta nel peccato accadde lo stesso. L’effetto fu definitivo: La morte venne su entrambi le semenze. Tramite la seduzione, tutti furono trascinati anche nella morte spirituale. Poi gli uni, come Caino, fanno un’offerta secondo il proprio giudizio, gli altri rendono gloria e onore all’Agnello di Dio che si diede quale offerta per noi. Entrambi le semenze adorano, entrambi fanno un’offerta, entrambi cantano gli stessi inni, entrambi odono le stesse predicazioni, leggono la stessa Bibbia, però una rimane nell’inimicizia, l’altra nella riconciliazione della redenzione compiuta.

Nella Sua Chiesa redenta, il Redentore è il Capo: in essa, solo Lui decide. Egli ha dato i diversi ministeri e doni “per il perfezionamento dei santi… finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo” (Ebrei 13:17). Per questo motivo l’esortazione rivolta ai credenti di ubbidire ai conduttori “perché essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto” (Ebrei 13:17).

L’apostolo Paolo scrive con riferimento ad un culto biblico: “Come si fa in tutte le chiese de’ santi, tacciansi le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare, ma debbon star soggette, come dice anche la legge” (1 Cor. 14:34). Considerando la seduzione di Eva, spiega ancora: “Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione (1 Tim. 2:12-14). È un parlare aspro. Chi lo può ascoltare? Chi lo può sopportare?

Era il sacro dovere dell’apostolo di dire a tutti coloro che appartengono alla Chiesa del Signore: “Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio” (1 Cor. 11:3). Scrive ancora: “… e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo” (v. 9).

Ovviamente tutto ciò non è adatto per il mondo di oggi, neanche per una chiesa, non è neanche destinata ad essa. In Germania, già da 60 anni, abbiamo per legge la parità tra uomo e donna. È ancorata nella nostra Costituzione, e ciò è bene e giusto. Però dobbiamo fare la distinzione tra le leggi che regolamentano la vita terrena, naturale, e l’altra (la Parola di Dio) che stabilisce quanto vale per la Chiesa. Colui che non distingue chiaramente l’uno dall’altro, porterà sé stesso e gli altri in difficoltà.

Anche per questo tema si conferma: Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio. Il nostro Signore e anche Paolo hanno fatto ricorso all’Antico Testamento e hanno mostrato alle donne e agli uomini il loro posto assegnato da Dio.

Il fratello Branham aveva da ridire sul malcostume particolarmente delle donne credenti che si truccavano fino al punto di essere irriconoscibili e che andavano in pubblico in pantaloncini corti. Ripetutamente, riguardo all’abbigliamento, citava Deuteronomio 22:5: “La donna non si vestirà da uomo, né l’uomo si vestirà da donna; poiché chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio”.

Paolo si appella ancora una volta all’Antico Testamento e, ad esempio in Romani 7:2, dà la seguente istruzione: “Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito”.

Il fratello Branham ha messo particolarmente in risalto il matrimonio istituito da Dio e disse: «Se Dio avesse potuto dare all’uomo qualcosa di migliore che una donna, allora Egli l’avrebbe fatto». Egli ha trattato questo tema in modo particolare nella predicazione «Matrimonio e Divorzio».

Tuttavia, la storia della salvezza poteva entrare in vigore solo dopo che fosse accaduta la tragedia nel Giardino di Eden. Subito dopo che Satana, il serpente antico, aveva affascinato e sedotto Eva, il Signore Iddio diede all’istante la promessa che il Seme divino sarebbe venuto tramite la donna e avrebbe schiacciato il capo al serpente (Gen. 3:15).

Dio ha lasciato accadere la tragedia, la disgrazia, che il nemico ha causato, affinché la piena salvezza e l’ordine divino nel matrimonio e nella Chiesa fossero restaurati. Come Egli stesso ha comandato, la Parola viene portata in tutto il mondo e il Cibo immagazzinato viene ancora distribuito.

DISTRIBUZIONE DEL CIBO SPIRITUALE

“Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che mi potrà far l’uomo?” (Ebrei 13:6).

Chi vuole capire ciò che avviene adesso con la progenie spirituale di Abrahamo, deve leggere attentamente la storia di Abrahamo, Isacco e Giacobbe fino a Giuseppe, particolarmente dal capitolo 37 al capitolo 50 della Genesi. In Genesi 12:10 leggiamo: Or venne nel paese una carestia; e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grave nel paese”. In Genesi 26:1 sta scritto: Or ci fu la carestia nel paese, oltre la prima carestia che c’era stata al tempo d’Abrahamo. E Isacco andò… a Gherar”.

I fratelli di Giuseppe lo odiavano perché aveva avuto la visione della mietitura e dei covoni. Attentarono alla sua vita, lo vendettero per venti sicli d’argento. Ma poi venne la carestia e Giuseppe aprì i granai, i suoi fratelli e tutta la popolazione della terra vennero da lui (Gen. 41:56-57).

Per favore, leggete voi stessi quante volte le parole «viveri» e «carestia» vengono citate in questi capitoli. Lo stesso Dio che fece dire per bocca del profeta Amos: “Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti” (Amos 3:7), disse pure: “Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, l’Eterno, ch’io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete d’udire le parole dell’Eterno (Amos 8:11). Lo stesso Dio ha ripetutamente comandato al Suo servitore e profeta William Branham di immagazzinare il Cibo, cioè la Parola rivelata per questo tempo. Lo stesso Signore mi ha detto: «Mio servitore, immagazzina cibo e alimenti poiché ci sarà una grande carestia».

Com’è vero che Dio vive, il Signore disse ancora: «Allora tu starai in mezzo al popolo e distribuirai il Cibo». Il 3 dicembre 1962, lo stesso Dio mi ha parlato tramite il fratello Branham e detto: «Aspetta con la distribuzione del Cibo fin quando non ne hai ricevuto il resto».

Faccio soltanto quello che il Signore mi ha comandato e lascio a ognuno personalmente di accettare o rigettare il messaggio che porto, oppure di prestare fede alle calunnie che prendono anche il loro corso. È di nuovo una parola che Satana ha contorto. Il fratello Branham ha ripetutamente parlato di un campo di grano maturo, della mietitura e anche della mietitrebbia. Un’unica affermazione è stata interpretata male a cagione di una punteggiatura errata.

Il fratello Branham disse il 12 dicembre 1964 nella predicazione «Il tempo della mietitura»:

«Odo la venuta della mietitrebbia. Il Consiglio Mondiale delle Chiese lo separerà».

In inglese è stato scritto: «Odo la venuta della mietitrebbia, il Consiglio Mondiale delle Chiese. Esso lo separerà». Per mezzo della punteggiatura errata è sorta la maledetta dottrina che la mietitrebbia rappresenta contemporaneamente l’Anticristo e il Consiglio Mondiale delle Chiese.

Per questo motivo i fratelli nel Messaggio non sarebbero così colpevoli se non mi fosse mostrato in una visione il campo di grano eccessivamente maturo e la mietitrebbia e non mi fosse stato comandato dal Signore stesso di mettere al riparo il raccolto. Ma, in ogni risveglio operato dallo Spirito Santo, Satana ha cercato di distruggere tramite falsa ispirazione. Lo farà fino alla fine, fino al rapimento di tutti coloro che l’hanno smascherato nel suo agire camuffato e l’hanno vinto insieme alle sue macchinazioni, e allora si adempirà: “Ma essi l’hanno vinto a cagion del sangue dell’Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza; e non hanno amata la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte” (Apoc. 12:11).

Senza guardare a ciò che è accaduto, che sia l’uccisione dei bambini maschi alla nascita di Mosé o alla nascita di Gesù, che sia l’assassinio di milioni di persone del popolo d’Israele, il popolo del Patto di Dio, o il tentativo di distruggere la Sua Chiesa — Satana infuria contro tutti coloro che sono la proprietà di Dio. Gli eletti non si lasceranno fermare da ciò che fa l’assassino di uomini, il calunniatore e l’assassino di anime, ma si atterranno a ciò che Dio fa in mezzo ai Suoi, finché si adempia: “E vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. … Ed io udii una gran voce nel cielo che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell’Iddio nostro, e la potestà del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusava dinanzi all’Iddio nostro, giorno e notte»” (Apoc. 12:7-11).

LA VISITA DEL PAPA IN ISRAELE

La stampa internazionale e i mass media hanno ampiamente riferito sulla visita di papa Benedetto XVI in Israele. È degno di nota che questa fu solo la terza visita di un Papa in Terrasanta. Nel 1964 papa Paolo VI, durante la sua permanenza di undici ore a Gerusalemme, non riuscì neanche una sola volta a pronunciare le parole «Israele» o «Giudei». È solo nel 1965 che l’accusa di deicidio contro i Giudei — che è servito per quasi 2000 anni come giustificazione per la persecuzione degli Ebrei, per i massacri ed i pogrom, per la loro cacciata e i battesimi forzati e, alla fine, anche per l’Olocausto — è stata revocata dalla Chiesa cattolica. Papa Giovanni Paolo II che era sacerdote solo50 chilometri lontano da Auschwitz, durante la sua visita al Muro del Pianto nell’anno 2000, lasciò almeno una “lettera aperta” indirizzata al popolo ebraico in cui egli chiedeva perdono nel nome della sua Chiesa per tutti i crimini commessi contro i Giudei.

Il programma per il Papa tedesco dal giorno del suo arrivo, l’11 maggio, fino a quello della sua partenza, il 15 maggio 2009, era naturalmente stato fissato in anticipo, anche il contenuto dei 28 discorsi che tenne durante le diverse tappe. Il governo di Israele e il Vaticano si erano messi d’accordo sul fatto che il Papa rinuncia alla visita dell’«Hall of Shame», della «Sala della Vergogna» dove è appeso il quadro con la fotografia di papa Pio XII. Invece, tenne un discorso nella «Sala della Memoria», anche davanti a sei sopravvissuti dell’Olocausto. Ma non citò in questo suo discorso né il ruolo del suo predecessore Pio XII durante il periodo del Nazismo né il comportamento della Chiesa di fronte all’Olocausto. Non pronunciò neanche una parola sull’antisemitismo nella storia della Chiesa e sugli innumerevoli crimini che sono stati commessi contro gli Ebrei “nel Nome di Dio”, per non parlare di scuse.

La famosa rivista settimanale «Der Spiegel», nella sua edizione del 18 maggio 2009, valuta la visita del Papa prendendo questo sfondo che è diventato un soggetto di grande attualità grazie al vescovo Williamson che nega l’Olocausto ed è membro della «Fraternità Sacerdotale di San Pio X». In questo articolo si constata che per il Papa il dialogo con l’Islam è stato probabilmente molto più facile di quello con l’Ebraismo.

Già nel 1947 il Vaticano allacciò relazioni diplomatiche con l’Egitto quale primo Paese islamico, nel 1953 con la Turchia. Israele dovette prima riconoscere l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e dare la prospettiva ai Palestinesi di un’autonomia, prima che il Vaticano nel 1993 fosse pronto ad allacciare delle relazioni diplomatiche con Israele.

Come risultato del recente viaggio del Papa, il re di Giordania annunciò nell’ultimo giorno la soluzione per la pace in Medio Oriente.

«L’alternativa alla guerra, all’uccisione e alla distruzione è la soluzione dei due Stati. La condizione è che Israele si ritiri entro i confini del 1967. In questo caso tutti i 57 Stati arabi islamici riconoscerebbero diplomaticamente e a pieno titolo lo Stato di Israele».

La realtà è che fino al 1967 non c’era alcun “Stato palestinese”, ma soltanto la Cisgiordania che apparteneva al regno di Giordania. Dal 1967 divenne una parte di Israele. Fino ad allora la città di Gerusalemme era divisa: Gerusalemme Est apparteneva alla Giordania, Gerusalemme Ovest a Israele.

Il 22 maggio 2009 il primo ministro Benjamin Netanyahu annunciò: «La città di Gerusalemme non sarà mai più divisa. La Gerusalemme riunificata è la capitale di Israele».

Da quando Dio, per via di Abrahamo, Isacco e Giacobbe, ha eletto il popolo d’Israele come il Suo popolo del patto, tutti i popoli sono ripieni di gelosia e di invidia. Questo atteggiamento è andato avanti fino al nostro tempo nel Cristianesimo e, dai giorni di Maometto, nell’Islam. Da sempre, il diritto all’esistenza è stato negato al popolo di Israele. Non si discute su nessun altro Paese della terra, su nessun’altra capitale in tutto il mondo come lo si fa su Israele e Gerusalemme, sia nell’ambito politico che in quello religioso. Ciò ha realmente a che fare con le profezie bibliche del tempo della fine. Alla fine tutte le nazioni si raduneranno contro Gerusalemme, ma allora l’Iddio di Israele interverrà dal Cielo.

Il quotidiano «Westdeutsche Zeitung» intitolò il suo articolo sulla visita del presidente degli Stati Uniti Barack Hussein Obama al Cairo come segue: «Salam alaikum — Obama abbraccia il mondo islamico». Sì, si tratta ancora solo della pace, precisamente in diretto rapporto con Gerusalemme. Obama, che fino all’età di 11 anni crebbe quale musulmano sunnita a Giacarta e frequentava la moschea di quel luogo, seguendo sua moglie Michelle, si è “convertito” al Cristianesimo — nota bene: non a Cristo. Con mesi di anticipo programmò per il 10 luglio un incontro con il Papa durante il Vertice G8 2009 in Italia. È l’uomo giusto per mediare tra Cristiani e Musulmani e, insieme a papa Benedetto XVI, pronuncerà una parola decisiva per la soluzione dei due Stati.

Nel nostro tempo si adempiono delle profezie bibliche riguardanti il popolo d’Israele, e questo debbono rispettarlo e lo rispetteranno tutti coloro che hanno il timore di Dio. “Io vi trarrò di fra le nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese (Ez. 36:24). Questa promessa si è adempiuta davanti ai nostri occhi. In breve, le seguenti parole diventeranno realtà: “Io adunerò tutte le nazioni, e le farò scendere nella valle di Giosafat. Là le chiamerò in giudizio a proposito della mia eredità, il popolo d’ Israele, che esse hanno disperso tra le nazioni, e del mio paese, che hanno spartito fra di loro (Gioele 3:2). Dio chiama il Paese che Lui stesso ha assegnato alle dodici tribù «il Suo Paese». Come è certo ciò che sta scritto, Egli chiamerà in giudizio tutti coloro che spartiscono il Suo Paese ed esigono la soluzione di due Stati, che sia il Presidente degli Stati Uniti o il Papa o qualcun altro.

L’EUROPA UNITA — L‘ULTIMO IMPERO MONDIALE

Un giorno prima del Vertice G8 2009 in Italia, papa Benedetto XVI ha pubblicato la sua enciclica «Caritas in Veritate», in italiano «La Carità nella Verità». Il Vertice G8 2009 era dominato dalla crisi economica e finanziaria. Per il superamento di questa crisi, il Papa propone nella sua enciclica una «Autorità Politica Mondiale». Ogni cosa ha fallito, anche le Nazioni Unite; ormai non si tratta più solo di un «Nuovo Ordine Mondiale», ma dell’«Autorità Politica Mondiale». Tutti vengono presi nella barca, anche la Russia, da cui dipende il 75% del rifornimento energetico dell’Europa Unita.

Quando il 1° gennaio 2010 entrerà in vigore il Trattato di Lisbona. per la prima volta sarà eletto un Presidente del Consiglio Europeo. La durata del suo incarico è di due anni e mezzo. Ogni Paese, piccolo o grande, presenterà un commissario. I commissari eleggeranno un «Alto Rappresentante» che dovrà esercitare il compito di un ministro degli esteri dell’Europa Unita. Però quel che Benedetto XVI richiede va ben oltre questo quadro. L’«Autorità Mondiale» eserciterà il potere in ogni ambito: religioso, politico ed economico. Anche in questo riconosciamo come le profezie del tempo della fine si adempiono e prendono sempre più forma.

RIASSUNTO

In diretta responsabilità davanti a Dio alcune cose debbono essere dette. Ho appena letto le due predicazioni «Rendere un servizio a Dio fuori della Sua volontà» del 18 luglio 1965 e del 27 novembre 1965 e sono arrivato alla conclusione che, dagli esempi citati dal fratello Branham, non dobbiamo fermarci a ciò che Balaam, la banda di Core, Jannè e Iambrè hanno fatto, ma da questo dobbiamo imparare una grande lezione. Quando Davide voleva portare l’Arca del Patto a Gerusalemme senza che il Signore glielo avesse comandato, i buoi inciamparono e Uzza, che voleva proteggere l’Arca dal cadere, dovette morire.

Noi l’avremmo ringraziato per essersi trovato al posto giusto al momento giusto, ma Dio non lo ringraziò, anzi lo punì con la morte. E perché? Perché Dio stesso aveva dato l’ordine che l’Arca del Patto dovesse essere portata soltanto dai sacerdoti della tribù di Levi (Deut. cap. 10). Che grande lezione!

Adesso non si tratta di un nuovo programma, di un nuovo carro, di una nuova rivelazione, ma del fatto che gli uomini di Dio, che sono stati chiamati da Lui stesso a tale scopo, portino le parole del Suo Patto. Vediamo particolarmente questo da Giosuè all’attraversamento del fiume Giordano (Giosuè cap. 3) e alla presa di Gerico, quando caddero le mura (cap. 6). Solo quando tutto viene fatto esattamente secondo la Parola e l’ordine di Dio, la vittoria di Dio ci è garantita.

Cosa ne consegue per noi dalle lezioni istruttive delle testimonianze della Sacra Scrittura e dagli esempi citati dal fratello Branham? Mosé e tutti i profeti avevano un diretto incarico. Riguardo al Nuovo Testamento, Giovanni il Battista aveva un diretto incarico. Anche Pietro aveva un incarico particolare e pure Paolo aveva un incarico del tutto particolare, cioè portare l’Evangelo ai Gentili (2 Tim. 4:17). Aveva per questo una missione. Prendiamo la parola chiave «mandare» che appartiene ad un vero incarico.

“E come predicheranno se non son mandati?” (Rom. 10:15).

“Or dunque va’; io ti mando dal faraone…” (Es. 3:10).

“Dirai così ai figliuoli d’Israele: «L’Io sono m’ha mandato da voi»” (Es. 3:14b).

“Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò? E chi andrà per noi?». Allora io risposi: «Eccomi, manda me!»” (Is. 6:8).

“Ma l’Eterno mi disse: «Non dire: «Sono un fanciullo, poiché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò»” (Ger. 1:7).

“Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me” (Mal. 3:1).

“Ecco, io vi mando Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno, giorno grande e spaventevole” (Mal. 4:5).

Il fratello Branham dice con forza, si nota proprio l’assoluto nelle sue parole: «Dio non cambia mai la Sua mente. La Sua prima decisione è perfettamente giusta» (Predicazione del 27 novembre 1965).

Negare una missione che il Signore stesso ha pronunciato chiaramente a voce alta è come se Gli si sputasse in faccia e Lo si accusasse di fallibilità. Può essere che qualcuno chiamato ad un ministero speciale debba attraversare delle prove come nessun altro. Ma pretendere che la chiamata è sì genuina e vera, ma che non deve più esercitare il suo ministero, è anche un’affermazione blasfema.

La scelta originale di Dio rimane in eterno. Egli non ha mai cambiato le Sue decisioni. Davide ne è il migliore esempio. Ecco suo figlio Absalom, che ha tre figli e una figlia e che fa sì che Davide debba lasciare Gerusalemme. Porta sotto la sua influenza le persone più importanti, si fa proclamare re. Parallelamente a questo, Davide viene insultato, sì, viene maledetto da Scimei che gli tira perfino dei sassi e Davide cammina per la sua via piangendo nel più profondo disprezzo. Il dolore che suo figlio gli ha procurato fu terribile. Però venne poi il momento in cui Davide prese il posto destinatogli da Dio — tutto il resto di prima furono delle prove. Egli poteva perfino dire: “Lasciate ch’ei maledica, giacché glielo ha ordinato l’Eterno” (2 Sam. 16:11). Cristo, il Figlio di Davide, pregò: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”.

La calunnia: «… non sapete cosa ha fatto mio padre?» non aveva più alcun valore. Al contrario, la decisione di Dio era perfetta e dimorò per sempre, e Cristo, il nostro Signore, è chiamato Figlio di Davide persino fino all’ultimo capitolo della Bibbia. Pretendere che Dio ritiri una chiamata, un incarico, una missione, è una blasfemia intenzionale.

Se Dio, nel nostro tempo, che è veramente il più importante del periodo di seimila anni, non avesse alcun piano diretto e ognuno potesse fare quel che vuole, sarebbe come nel tempo dei Giudici quando ognuno faceva quel che gli pareva.

Però Dio ha promesso un profeta e l’ha mandato. Dio ha promesso che il Messaggio che gli sarebbe stato affidato avrebbe preceduto la seconda venuta di Cristo. Dio stesso ha preso cura affinché io potessi stare in rapporto personale con questo uomo di Dio dal 1955 al 1965. Ho conservato le 21 lettere di quegli anni. Dio stesso ha condotto ogni cosa affinché, durante le sue riunioni, io potessi essere un veritiero testimone oculare e auricolare.

Nel 1958 riconobbi per la grazia di Dio la sua chiamata e missione in rapporto con la storia della salvezza. Nel 1962 confermò, in base ad una visione che gli fu mostrata, la chiamata divina di predicare la Parola e di distribuire il Cibo spirituale. In aprile 1966, la sera della triste giornata del suo seppellimento, il fedele Signore mi ricordò le parole: «Adesso il tuo tempo è venuto di andare di città in città per portare il Messaggio in tutto il mondo». Da allora l’ho fatto con la più grande dedizione.

Egli, Colui che ha detto: «Io ti manderò in altre città…», sapeva cosa Egli faceva, e alcuni milioni di persone hanno udito la Sua Parola dalla mia bocca.

Andiamo ora alla domanda molto seria che continuamente viene posta: C’era nel tempo del fratello Branham ancora un evangelista che aveva la stessa chiamata e missione? — No! C’erano molti imitatori. Allo stesso modo viene posta la domanda: C’è ora sulla terra ancora un uomo che abbia udito la Voce penetrante del Signore nella sua madrelingua e che abbia ricevuto un compito in diretto rapporto con la storia della salvezza? Non posso rispondere a questa domanda, deve essere posta ad ogni predicatore che viaggia. Se non c’è una chiamata diretta, la seguente domanda è giustificata:

Chi ha incaricato i fratelli? Basta che abbiano dollari — che siano australiani, neozelandesi, canadesi o americani? Come sono da classificare secondo la Parola e le predicazioni del fratello Branham, se non hanno ricevuto alcuna chiamata e missione? Ce n’è uno che potrebbe citare il giorno, il luogo e l’incarico? Non vale ciò che il fratello Branham disse: Rendere un servizio a Dio senza che sia la Sua volontà?

Il tempo è giunto in cui il Messaggio biblico del tempo della fine debba essere annunciato nella diretta volontà di Dio e che il popolo di Dio sia introdotto nella volontà di Dio. Ognuno deve prendere la sua posizione e parteggiare per Dio per essere veramente nella Chiesa-Sposa. Solamente là dove vale solo la Sua Parola, cessano per sempre gli inganni e le interpretazioni. Adesso la Chiesa di Gesù Cristo deve essere portata al passo, in piena armonia con la Parola di Dio. C’è un mandato divino nel nostro tempo e la Parola che ci è stata affidata menerà a buon fine ciò per cui Egli L’ha mandata.

“Giacché l’Eterno si leverà come al monte Peratsim, s’adirerà come nella valle di Gabaon, per fare l’opera sua, l’opera sua singolare, per compiere il suo lavoro, lavoro inaudito” (Is. 28:21).

“… perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra in modo rapido e definitivo” (Rom. 9:28).

“… la cui voce scosse allora la terra e che adesso ha fatto questa promessa: «Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo»” (Ebrei 12:26).

Il Signore benedica riccamente ognuno di voi.

Operante per ordine di Dio:

  

 Una riunione del 23 agosto 2009 in Romania. Alcune migliaia di veri credenti biblici del Messaggio del tempo della fine erano radunati per udire la vera Parola ed essere benedetti.

  

 Riunione a Madagascar il 16 agosto 2009

 

 Riunione a Johannesburg il 17 agosto 2009

 

“… così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senz’aver compiuto quello ch’io voglio, e menato a buon fine ciò per cui l’ho mandata” (Is. 55:11).

  

 

 

Come appendice mettiamo
una tabella dell’incomprensibile
Olocausto. Colpisce il fatto che tutti i sei campi della morte
erano nella cattolica Polonia.

  

Furono sufficienti due anni
— 1939-1941 — per costruire
i terribili campi di sterminio.
Tra i 6 milioni di gente trucidata
c’erano 1,5 milioni di bambini.

 

Tutti conoscono la storia
dell’Olocausto, però questo
elenco ci deve mostrare
la dimensione di quanto
accadde in realtà.

 

Per la prima volta dopo
2000 anni, oggi il numero
degli Ebrei abitanti in Israele
supera il numero degli Ebrei
che vivono nella diaspora.

 

“Ma sul monte di Sion
vi saranno degli scampati,
ed esso sarà santo;
e la casa di Giacobbe
riavrà le sue possessioni”

(Abdia 1:17)

 

“Così ha detto il Signor
degli eserciti: «Ecco,
io salvo il mio popolo
dal paese del Levante,
e dal paese del Ponente;
e li condurrò, ed abiteranno
in mezzo di Gerusalemme,
e mi saranno popolo;
ed io sarò loro Dio,
in verità, e in giustizia»”

(Zac. 8:7-8)

 

 

 

 

 

 

 

 

  

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